TFR 2026: calcolo, anticipo e scelta tra azienda e fondo pensione

Il Trattamento di Fine Rapporto, comunemente indicato con l’acronimo TFR, è una quota di retribuzione differita che ogni lavoratore dipendente accumula durante il proprio rapporto di lavoro e riceve alla cessazione dello stesso, qualunque sia la causa: dimissioni, licenziamento, pensionamento o semplice scadenza del contratto.

Nel 2026 alcune novità normative hanno reso ancora più rilevante conoscere con precisione come funziona questo istituto, soprattutto per chi si affaccia oggi per la prima volta al mondo del lavoro. Questa guida raccoglie tutti gli aspetti pratici. Per un quadro più ampio sulla pensione, la guida completa alla pensione 2026 approfondisce anche gli altri temi collegati.

Come si calcola il TFR

Il calcolo del TFR segue la formula prevista dall’articolo 2120 del Codice Civile: ogni anno il datore di lavoro accantona una quota pari alla Retribuzione Annua Lorda (RAL) divisa per 13,5, corrispondente a circa il 7,41% della retribuzione lorda annuale. Da questa quota va sottratto un contributo dello 0,50% destinato al Fondo di Garanzia INPS, un fondo pensato per tutelare il lavoratore in caso di insolvenza del datore di lavoro.

Il capitale accantonato negli anni non resta fermo: viene rivalutato annualmente secondo un coefficiente calcolato dall’ISTAT, aggiornato mensilmente, che tiene conto dell’andamento dell’inflazione. Il lavoratore può verificare l’importo del TFR maturato consultando la propria busta paga, dove il cedolino espone progressivamente le quote accantonate, e la Certificazione Unica, che riporta i dati utili ai fini fiscali per l’anno di riferimento.

Aziende sopra i 50 dipendenti: il Fondo di Tesoreria INPS

Un aspetto tecnico importante da conoscere riguarda la gestione del TFR nelle aziende di maggiori dimensioni. Nel 2026 sono state aggiornate le soglie dimensionali che determinano l’obbligo di versamento al Fondo di Tesoreria INPS, calcolate sulla media annuale dei dipendenti dell’azienda nell’anno precedente: per il 2026 e il 2027, l’obbligo riguarda i datori di lavoro privati con almeno 60 dipendenti, una soglia che tornerà a scendere progressivamente negli anni successivi secondo un calendario specifico previsto dalla normativa.

Per il lavoratore, questo significa che, se l’azienda in cui è impiegato supera la soglia dimensionale prevista, il proprio TFR non resta accantonato all’interno del bilancio aziendale, ma viene versato periodicamente al Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS, un meccanismo che garantisce il pagamento della liquidazione anche in situazioni di crisi aziendale o fallimento del datore di lavoro, con l’intervento del Fondo di Garanzia INPS che, in questi casi estremi, provvede al pagamento entro 60 giorni dalla domanda del lavoratore.

Quando si può chiedere l’anticipo del TFR

La normativa prevede la possibilità di richiedere un’anticipazione del TFR maturato, ma solo a determinate condizioni. Il primo requisito riguarda l’anzianità di servizio: occorrono almeno otto anni di lavoro presso lo stesso datore di lavoro per poter presentare la richiesta. Il secondo requisito riguarda le motivazioni ammesse: spese sanitarie particolarmente gravose per il lavoratore o per i propri familiari, l’acquisto della prima casa (anche per i figli), e i congedi parentali rientrano tra le causali generalmente accettate dalla normativa.

L’importo massimo dell’anticipo richiedibile è pari al 70% del TFR maturato fino al momento della richiesta, e può essere richiesto generalmente una sola volta durante il rapporto di lavoro, con l’eccezione delle spese sanitarie gravi, per le quali è prevista una maggiore flessibilità. È importante essere consapevoli che l’anticipo riduce proporzionalmente la liquidazione finale che si riceverà al termine del rapporto di lavoro, un aspetto da valutare con attenzione prima di presentare la richiesta.

Va inoltre chiarito un dubbio frequente: dal 2026 non è prevista alcuna possibilità di richiedere il TFR maturando direttamente in busta paga mensile, la cosiddetta QU.I.R. Questa sperimentazione, introdotta dalla Legge 190/2014, si è conclusa nel giugno 2018 e non è stata più riproposta dalle successive Leggi di Bilancio: resta quindi possibile solo il meccanismo dell’anticipazione previsto dall’articolo 2120 del Codice Civile, con le condizioni appena descritte.

Azienda o fondo pensione: come scegliere

La decisione più importante che riguarda il TFR, spesso presa già nei primi mesi di un nuovo impiego, riguarda la sua destinazione: lasciarlo accantonato in azienda, dove viene rivalutato secondo il coefficiente ISTAT descritto in precedenza, oppure destinarlo a un fondo di previdenza complementare, dove viene investito sui mercati finanziari secondo diverse linee di investimento, con un potenziale di rendimento diverso e spesso superiore nel lungo periodo.

Il TFR lasciato in azienda offre stabilità e un rendimento certo, seppure generalmente più contenuto: è una soluzione indicata per chi prevede pochi cambi di lavoro nel corso della carriera, per chi ha un orizzonte temporale breve prima di un utilizzo previsto della somma, o per chi preferisce evitare qualsiasi esposizione al rischio di mercato.

Il TFR destinato a un fondo pensione, al contrario, offre rendimenti potenzialmente più elevati, con le linee azionarie che possono superare, in media, il 6-7% annuo sul lungo periodo, ma con un’esposizione al rischio di mercato che può comportare anche fasi di rendimento negativo.

Oltre al rendimento, la differenza più significativa tra le due opzioni riguarda la tassazione finale: il TFR liquidato in azienda segue le regole della tassazione separata, con un’aliquota calcolata in base alla media delle aliquote IRPEF applicate negli anni precedenti, generalmente più alta rispetto alla tassazione applicata al TFR confluito in un fondo pensione, che beneficia di un’aliquota agevolata compresa tra il 9% e il 15%, a seconda degli anni di partecipazione al fondo.

Il silenzio-assenso per i neoassunti

Una delle novità più rilevanti introdotte dalla normativa più recente riguarda proprio il momento della scelta per i neoassunti. Se il lavoratore non effettua alcuna decisione esplicita entro un termine prestabilito dall’assunzione, entra in funzione il meccanismo del silenzio-assenso: il TFR maturando confluisce automaticamente nel fondo pensione previsto dagli accordi collettivi applicabili al settore, oppure, in assenza di un fondo di riferimento specifico, in una forma residuale gestita a livello nazionale.

Questo significa che, per chi inizia oggi un nuovo rapporto di lavoro, non decidere equivale in pratica a scegliere la previdenza complementare, un aspetto importante da conoscere per chi invece preferirebbe consapevolmente lasciare il proprio TFR accantonato in azienda: la scelta contraria va comunicata esplicitamente entro i termini previsti, generalmente all’interno dei primi mesi dall’assunzione.

Domande frequenti

Come si calcola il TFR ogni anno? Dividendo la Retribuzione Annua Lorda per 13,5, corrispondente a circa il 7,41% della RAL, meno lo 0,50% destinato al Fondo di Garanzia INPS. Il capitale viene poi rivalutato annualmente secondo un coefficiente ISTAT.

Dopo quanti anni posso chiedere un anticipo del TFR? Dopo almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, per motivi specifici come spese sanitarie gravi, acquisto della prima casa (anche per i figli) o congedi parentali.

Posso chiedere il TFR direttamente in busta paga ogni mese? No, questa possibilità (QU.I.R.) è stata sperimentata dal 2015 al 2018 e non è più stata riproposta. Resta possibile solo l’anticipazione prevista dall’articolo 2120 del Codice Civile.

Cosa succede se non scelgo la destinazione del mio TFR come neoassunto? Entra in funzione il silenzio-assenso: il TFR confluisce automaticamente nella previdenza complementare secondo gli accordi collettivi applicabili, salvo comunicazione esplicita contraria entro i termini previsti.

Il TFR in un fondo pensione è tassato diversamente rispetto a quello in azienda? Sì, il TFR in azienda segue la tassazione separata con aliquote generalmente più alte, mentre quello nel fondo pensione beneficia di un’aliquota agevolata tra il 9% e il 15%, in base agli anni di partecipazione.

Conclusione

Il TFR resta uno degli strumenti più importanti per la sicurezza economica di ogni lavoratore dipendente, ma richiede scelte consapevoli fin dai primi mesi di un nuovo rapporto di lavoro, soprattutto dopo l’introduzione del silenzio-assenso per i neoassunti.

Comprendere il funzionamento del calcolo, sapere quando e come richiedere un’eventuale anticipazione, e valutare con attenzione la scelta tra azienda e fondo pensione in base al proprio profilo di rischio e al proprio orizzonte temporale sono le informazioni fondamentali per gestire questo istituto nel modo più consapevole possibile. Per completare il quadro sugli altri aspetti della pensione, la guida completa alla pensione 2026 raccoglie tutti gli articoli di riferimento collegati.

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