Quando un patrimonio passa da una persona a un’altra a seguito di un decesso, senza alcuna controprestazione economica come avviene invece in una compravendita, lo Stato applica un prelievo fiscale proporzionale al valore ricevuto da ciascun erede. È un meccanismo che genera spesso più preoccupazione del necessario, perché la maggior parte delle eredità italiane, grazie a franchigie elevate per i parenti più stretti, non genera in realtà alcuna imposta da versare. Questa guida spiega come funziona davvero il calcolo. Per un quadro più ampio sulla successione, la guida completa alla successione ed eredità 2026 approfondisce anche gli altri temi collegati.
Le aliquote e le franchigie per grado di parentela
L’imposta di successione si calcola applicando aliquote diverse in base al grado di parentela tra il defunto e ciascun erede, e ogni erede ha diritto a una propria franchigia personale: solo la quota di eredità che supera questa soglia individuale è soggetta a imposta, non l’eredità nel suo complesso.
Per il coniuge e i parenti in linea retta (figli, nipoti in linea retta, genitori), l’aliquota è del 4%, con una franchigia di 1.000.000 di euro per ciascun erede: significa che chi eredita fino a un milione di euro non paga alcuna imposta di successione, indipendentemente dal fatto che altri coeredi abbiano ricevuto quote di valore diverso.
Per fratelli e sorelle, l’aliquota sale al 6%, ma con una franchigia più contenuta, pari a 100.000 euro. Per gli altri parenti fino al quarto grado, l’aliquota resta al 6%, ma senza alcuna franchigia applicabile. Per tutti gli altri soggetti, inclusi gli estranei senza alcun vincolo di parentela, l’aliquota sale all’8%, anch’essa senza franchigia.
Un esempio numerico aiuta a comprendere il meccanismo: un figlio che erede da solo un patrimonio di 1.250.000 euro applica la franchigia di 1.000.000 di euro, restando soggetto a imposta solo sui 250.000 euro eccedenti, con un’imposta finale di 10.000 euro (il 4% di 250.000 euro). Un fratello che eredita 500.000 euro applica invece la franchigia di 100.000 euro, restando soggetto a imposta sui 400.000 euro eccedenti, con un’imposta di 24.000 euro (il 6% di 400.000 euro).
Come si calcola il valore degli immobili
Per gli immobili presenti nell’asse ereditario, il valore ai fini dell’imposta di successione non corrisponde al valore di mercato, ma si basa sul valore catastale, calcolato moltiplicando la rendita catastale rivalutata del 5% per un coefficiente specifico, generalmente pari a 110 per le abitazioni. Questo meccanismo, simile a quello utilizzato per altre imposte legate agli immobili, tende a produrre un valore fiscale spesso inferiore al reale valore di mercato del bene, un aspetto che riduce ulteriormente la probabilità di superare la franchigia personale.
Le imposte ipotecaria e catastale
Oltre all’imposta di successione in senso proprio, quando nell’eredità sono presenti immobili si applicano sempre due ulteriori imposte, indipendentemente dal fatto che sia dovuta o meno l’imposta di successione: l’imposta ipotecaria al 2% e l’imposta catastale all’1%, entrambe calcolate sul valore catastale rivalutato dell’immobile.
Questo significa che anche un’eredità interamente esente dall’imposta di successione, perché rientrante nella franchigia, comporterà comunque il pagamento di queste due imposte se nell’asse ereditario è presente almeno un immobile.
Un’agevolazione importante riguarda l’erede che ha i requisiti per l’agevolazione prima casa: in questo caso, sia l’imposta ipotecaria che quella catastale si riducono a un importo fisso di 200 euro ciascuna, invece delle percentuali ordinarie, un beneficio spesso dimenticato dagli eredi ma che può comportare un risparmio significativo, soprattutto per immobili di valore catastale elevato.
L’autoliquidazione: come cambia il pagamento
Dal 2025, in vigore strutturalmente anche nel 2026, il sistema di pagamento dell’imposta è cambiato radicalmente. In precedenza, l’erede presentava la dichiarazione di successione e aspettava che l’Agenzia delle Entrate calcolasse l’imposta dovuta, inviando successivamente l’avviso di liquidazione.
Oggi, con il regime di autoliquidazione introdotto dal D.Lgs. 139/2024 e consolidato dal Testo Unico D.Lgs. 123/2025, è l’erede stesso, o il professionista che lo assiste, a calcolare l’imposta dovuta, compilando l’apposito quadro EF della dichiarazione telematica di successione.
Il sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate effettua un controllo sui calcoli presentati, ma la responsabilità del calcolo iniziale è a carico del contribuente: un errore nella determinazione della franchigia applicabile, nella valutazione degli immobili o nel calcolo dell’aliquota corretta può quindi generare conseguenze anche a distanza di tempo, quando l’Agenzia delle Entrate effettua le proprie verifiche.
Quando si paga: i termini di versamento
L’imposta autoliquidata va versata tramite modello F24 entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione di successione. Chi non dispone della liquidità necessaria per versare l’intero importo in un’unica soluzione può richiedere la rateizzazione, che l’Agenzia delle Entrate concede fino a un massimo di 4 anni, con rate trimestrali. La prima rata deve essere pari ad almeno il 20% del totale dovuto, mentre sulle rate successive si applicano gli interessi calcolati al tasso legale, fissato al 2,5% annuo per il 2026, confermato rispetto all’anno precedente.
Cosa succede se non si paga o si presenta in ritardo
La mancata presentazione della dichiarazione di successione, quando obbligatoria, comporta sanzioni particolarmente severe, comprese tra il 120% e il 240% dell’imposta dovuta, un intervallo sanzionatorio molto più ampio rispetto a quello previsto per altri adempimenti fiscali più comuni.
Anche il ritardo nel versamento dell’imposta autoliquidata, o un versamento parziale rispetto a quanto effettivamente dovuto, comporta sanzioni e interessi, seppure generalmente riducibili tramite il ravvedimento operoso per chi regolarizza spontaneamente la propria posizione prima di un controllo formale da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Un esempio completo: eredità senza imposta
Per comprendere concretamente quanto sia diffusa l’esenzione dall’imposta di successione, si può considerare il caso di un figlio che eredita da solo un appartamento con un valore catastale di 200.000 euro e 100.000 euro in titoli, per un totale di 300.000 euro complessivi.
Trattandosi di un valore ampiamente sotto la franchigia di 1.000.000 di euro prevista per i parenti in linea retta, l’imposta di successione dovuta sarà pari a zero. L’erede dovrà comunque pagare le imposte ipotecaria e catastale sull’immobile, per un totale indicativo di circa 6.000 euro (calcolate sul valore catastale al 2% e all’1%), importo che si riduce significativamente se l’erede possiede i requisiti per l’agevolazione prima casa.
Domande frequenti
Qual è la franchigia dell’imposta di successione per un figlio? 1.000.000 di euro per ciascun erede: si paga imposta solo sulla parte che eccede questa soglia, con un’aliquota del 4%.
Le imposte ipotecaria e catastale si pagano sempre? Sì, se nell’eredità sono presenti immobili, indipendentemente dal fatto che sia dovuta o meno l’imposta di successione, salvo la riduzione a 200 euro ciascuna con i requisiti prima casa.
Come funziona l’autoliquidazione dell’imposta di successione? Dal 2025 è l’erede stesso a calcolare l’imposta dovuta, compilando il quadro EF della dichiarazione telematica, e a versarla entro 90 giorni dal termine di presentazione.
Posso rateizzare l’imposta di successione? Sì, fino a un massimo di 4 anni con rate trimestrali, con una prima rata di almeno il 20% del totale e interessi al tasso legale sulle rate successive.
Cosa rischio se non presento la dichiarazione di successione? Sanzioni comprese tra il 120% e il 240% dell’imposta dovuta, un intervallo particolarmente severo rispetto ad altri adempimenti fiscali.
Conclusione
L’imposta di successione in Italia, contrariamente alla percezione comune, risparmia la maggior parte delle eredità tra parenti stretti, grazie a franchigie elevate che coprono ampiamente il valore di molti patrimoni familiari. Resta comunque fondamentale calcolare correttamente il valore degli immobili, verificare l’eventuale spettanza dell’agevolazione prima casa, e rispettare i termini di autoliquidazione per evitare sanzioni severe. Per completare il quadro sugli altri aspetti della successione, la guida completa alla successione ed eredità 2026 raccoglie tutti gli articoli di riferimento collegati.


