Pensione anticipata 2026: le vie d’uscita dopo lo stop a Quota 103 e Opzione Donna

Chi negli ultimi anni ha seguito il dibattito sulle pensioni anticipate si è abituato a sentire parlare di Quota 103, Opzione Donna, APE Sociale e delle rispettive proroghe annuali. Per il 2026 il quadro è cambiato in modo netto: la Circolare INPS n. 19/2026 ha chiarito che la Legge di Bilancio 2026 non ha prorogato né Opzione Donna né la pensione anticipata flessibile, nota come Quota 103, le cui disposizioni non sono più in vigore per chi matura i requisiti da quest’anno.

Restano invece attive altre strade per uscire dal lavoro prima della pensione di vecchiaia ordinaria. Questa guida fa il punto su cosa è cambiato davvero e quali opzioni concrete restano disponibili nel 2026.

Cosa è cambiato: lo stop a Quota 103 e Opzione Donna

Il chiarimento più importante arrivato dall’INPS riguarda proprio la fine di due strumenti che avevano caratterizzato il sistema previdenziale degli ultimi anni. La Quota 103, che permetteva l’uscita a 62 anni di età con 41 anni di contributi, non è stata prorogata per chi raggiunge questi requisiti a partire dal 2026: il diritto resta conservato solo per chi ha completato entrambe le condizioni entro il 31 dicembre 2025, che può quindi ancora presentare domanda sulla base delle vecchie regole.

Anche l’Opzione Donna, la misura che consentiva alle lavoratrici di uscire anticipatamente con 35 anni di contributi e un’età che scendeva progressivamente in base al numero di figli (61 anni senza figli, 60 anni con un figlio, 59 anni con due o più figli), non è stata rinnovata per il 2026. Una delle ragioni indicate per la mancata proroga riguarda anche l’efficacia limitata della misura: secondo un dato INPS relativo al 2024, su circa 15.000 domande presentate sono state effettivamente liquidate solo 1.153 pensioni, un rapporto che ha probabilmente pesato nella decisione del legislatore di non prorogare uno strumento ritenuto poco efficiente in alcune sue versioni operative.

È importante sottolineare che questo stop riguarda chi matura i requisiti dal 2026 in avanti. Chi aveva già raggiunto età e contributi necessari entro la fine del 2025 mantiene il diritto acquisito e può presentare domanda anche successivamente, sulla base delle regole in vigore al momento del perfezionamento dei requisiti.

Le strade rimaste aperte nel 2026

Con la chiusura di questi due canali sperimentali, chi punta a un’uscita anticipata dal lavoro deve oggi confrontarsi principalmente con tre alternative concrete, oltre alla pensione di vecchiaia ordinaria.

La prima è la pensione anticipata ordinaria, la via “base” per chi ha accumulato molti anni di contributi indipendentemente dall’età. Per gli uomini il requisito è di almeno 42 anni e 10 mesi di contributi, mentre per le donne è ridotto di un anno, fissandosi a 41 anni e 10 mesi. È una misura accessibile a prescindere dall’età anagrafica: chi ha iniziato a versare contributi molto giovane e raggiunge, ad esempio, i 42 anni e 10 mesi già a 62 anni di età, può lasciare il lavoro senza attendere i 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia.

Per il 2026 questi requisiti contributivi restano invariati, ma è già previsto un incremento di un mese a partire dal 2027 e di ulteriori due mesi dal 2028, per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita.

La seconda via è l’APE Sociale, l’unica delle misure sperimentali ad essere stata confermata e prorogata fino al 31 dicembre 2026, senza modifiche rispetto alle regole precedenti. Permette l’uscita anticipata dal lavoro a 63 anni e 5 mesi di età per specifiche categorie di lavoratori in condizioni di svantaggio: disoccupati che hanno terminato la NASpI, invalidi civili con una percentuale di invalidità pari o superiore al 74%, caregiver che assistono familiari con disabilità grave, e lavoratori impegnati in mansioni particolarmente gravose o usuranti indicate da specifiche tabelle ministeriali.

Le categorie ammesse e i requisiti contributivi restano gli stessi degli anni precedenti, incluso il regime di incumulabilità con redditi da lavoro: è ammesso solo il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui, superati i quali si rischia la decadenza dal beneficio.

La terza opzione è la pensione anticipata contributiva a 64 anni, riservata a chi ha iniziato a versare i primi contributi dopo il 1° gennaio 1996, quindi rientra integralmente nel sistema di calcolo contributivo. Per accedervi occorre raggiungere una soglia minima di importo pensionistico pari a tre volte l’assegno sociale, calcolata considerando esclusivamente l’assegno erogato dall’INPS, senza la possibilità di integrare con rendite provenienti da fondi pensione, una possibilità che era invece prevista in passato ed è stata soppressa dalla normativa più recente.

Il Bonus Maroni: un incentivo per chi resta al lavoro

Accanto alle misure di uscita anticipata, la Legge di Bilancio 2026 ha ampliato la platea dei beneficiari del cosiddetto Bonus Maroni, l’incentivo economico riconosciuto a chi, avendo già maturato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, decide comunque di posticipare il pensionamento e continuare a lavorare. Dal 2026 possono beneficiarne anche i lavoratori dipendenti che raggiungono entro il 31 dicembre 2026 i requisiti Fornero per la pensione anticipata ordinaria (i già citati 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne), un ampliamento rispetto alla platea più ristretta prevista in precedenza.

Si tratta di una misura pensata per disincentivare l’uscita immediata dal lavoro in favore della prosecuzione dell’attività lavorativa, con un vantaggio economico concreto per chi accetta di restare occupato oltre la soglia minima raggiunta.

Come scegliere la strada giusta e a chi rivolgersi

Di fronte a queste diverse opzioni, capire quale strada sia effettivamente percorribile richiede un’analisi puntuale della propria posizione contributiva. Un elemento centrale da verificare è la data esatta in cui si raggiungono i requisiti: anche un solo mese di differenza può cambiare la misura applicabile e, di conseguenza, la decorrenza dell’assegno pensionistico.

Chi valuta l’APE Sociale deve prestare particolare attenzione alla documentazione da presentare, perché la mancanza della certificazione di invalidità nei termini richiesti o la mancata dimostrazione della corretta cessazione della NASpI sono tra gli errori più frequenti che causano ritardi nella liquidazione. Anche il rispetto del limite di reddito da lavoro autonomo occasionale richiede attenzione costante durante il periodo di percezione dell’indennità, perché il suo superamento comporta la decadenza dal beneficio.

Per questo motivo, molte persone scelgono di rivolgersi a un CAF o a un consulente previdenziale per verificare con precisione la propria posizione contributiva prima di presentare domanda, evitando così slittamenti che possono costare mesi di ritardo nella percezione dell’assegno. Anche l’INPS mette a disposizione strumenti di simulazione online che permettono di avere un primo orientamento sulla misura più adatta alla propria situazione specifica.

Domande frequenti

Quota 103 è ancora disponibile nel 2026? No, non è stata prorogata per chi matura i requisiti dal 2026. Resta valida solo per chi ha raggiunto 62 anni di età e 41 anni di contributi entro il 31 dicembre 2025.

Opzione Donna è stata confermata per il 2026? No, la Legge di Bilancio 2026 non ha prorogato questa misura. Chi aveva già maturato i requisiti entro fine 2025 mantiene comunque il diritto acquisito.

Quali requisiti servono per la pensione anticipata ordinaria nel 2026? 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dall’età anagrafica raggiunta.

Chi può accedere all’APE Sociale nel 2026? Lavoratori disoccupati, invalidi civili con invalidità pari o superiore al 74%, caregiver di familiari con disabilità grave e addetti a mansioni gravose, con almeno 63 anni e 5 mesi di età e requisiti contributivi specifici.

Cos’è il Bonus Maroni e chi ne beneficia? È un incentivo economico per chi, avendo già i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, decide di continuare a lavorare. Dal 2026 la platea è stata ampliata anche ai lavoratori dipendenti che raggiungono i requisiti Fornero entro il 31 dicembre 2026.

Conclusione

Il sistema delle pensioni anticipate nel 2026 è più semplice, ma anche più rigido rispetto agli anni precedenti: con la fine di Quota 103 e Opzione Donna restano tre strade principali per chi vuole lasciare il lavoro prima della pensione di vecchiaia ordinaria, ciascuna con requisiti molto precisi in termini di età, contributi e, per l’APE Sociale, categorie di svantaggio riconosciute.

Prima di fare qualsiasi scelta, conviene verificare con esattezza la propria posizione contributiva, magari con l’aiuto di un CAF o di un consulente previdenziale, perché anche un piccolo errore nella documentazione o nella data di maturazione dei requisiti può tradursi in mesi di ritardo nella liquidazione dell’assegno.

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