Mutuo a tasso fisso o variabile nel 2026: quale conviene

Scegliere tra mutuo a tasso fisso e mutuo a tasso variabile è probabilmente la decisione che pesa di più sul costo complessivo di un finanziamento per la casa. Non esiste una risposta valida per tutti: dipende dal proprio profilo di rischio, dalla stabilità del reddito e dal momento di mercato in cui si firma il contratto.

E il momento, nel 2026, è cambiato in modo significativo rispetto ai mesi precedenti. Questa guida fa il punto sui numeri aggiornati e sui criteri concreti per orientarsi. Per una panoramica più ampia su tutti gli aspetti del mutuo casa, puoi consultare la guida completa al mutuo casa 2026.

Come funzionano i due tipi di tasso

Nel mutuo a tasso fisso, l’interesse viene stabilito al momento della firma del contratto e resta identico per l’intera durata del finanziamento: la rata è sempre la stessa, dal primo all’ultimo mese, indipendentemente da cosa accade successivamente sui mercati finanziari. Il parametro di riferimento per il calcolo del tasso fisso è l’IRS, spesso indicato anche come Eurirs, l’indice utilizzato dalle banche per i finanziamenti a lungo termine con rata costante.

Nel mutuo a tasso variabile, l’interesse applicato alla rata è invece dato dalla somma tra l’Euribor, generalmente calcolato a 1, 3 o 6 mesi, e uno spread fisso applicato dalla banca. L’Euribor è pubblicato quotidianamente dall’European Money Markets Institute ed è uno dei principali parametri di riferimento per il costo del denaro a breve termine in Europa: quando la Banca Centrale Europea modifica i propri tassi di riferimento, l’Euribor tende a seguirne l’andamento, con un effetto diretto sulla rata dei mutui variabili già in corso.

Lo scenario dei tassi nell’estate 2026

Il contesto in cui si trovano oggi le famiglie che devono scegliere un mutuo è cambiato rispetto a quello dei mesi precedenti. L’11 giugno 2026 la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di riferimento per la prima volta dopo circa tre anni, portando il tasso sui depositi al 2,25%, una decisione motivata dal ritorno delle pressioni inflazionistiche, alimentate anche dalle tensioni internazionali che hanno spinto verso l’alto i prezzi dell’energia.

A inizio settembre l’Euribor a 3 mesi si collocava sopra il 2,5%, mentre l’Euribor a 12 mesi superava il 2,9%, con i mercati che a inizio mese prezzavano quasi per intero un ulteriore rialzo di 25 punti base da parte della BCE.

Secondo i dati dell’Osservatorio di MutuiOnline aggiornati ad agosto 2026, su un mutuo tipo da 100.000 euro a 30 anni per un immobile da 200.000 euro, la migliore opzione a tasso variabile offriva ancora un risparmio immediato di circa 39 euro al mese, pari a poco meno di 467 euro l’anno, rispetto alla miglior soluzione a tasso fisso.

È un vantaggio più ridotto rispetto a quello registrato nei mesi precedenti, quando la forbice tra le due opzioni era più ampia: a luglio, ad esempio, la differenza tra il miglior tasso fisso (2,85%) e il miglior tasso variabile (2,23%) si traduceva in una differenza di rata di 44 euro al mese su un finanziamento di 140.000 euro.

Le proiezioni più recenti indicano un Euribor atteso in salita verso il 2,8% entro la fine del 2026, con un possibile picco intorno alla primavera del 2027 che potrebbe spingerlo oltre la soglia del 3%, prima di una fase di stabilizzazione più prolungata. Sono previsioni di mercato, non certezze, e vanno sempre interpretate con la consapevolezza che lo scenario può cambiare in tempi relativamente rapidi, come già accaduto più volte negli ultimi anni.

Come scegliere in base al proprio profilo

La scelta tra fisso e variabile non dovrebbe basarsi solo sul confronto tra i tassi del momento, ma su una valutazione più ampia della propria situazione personale. Il tasso fisso è la scelta più indicata per chi vuole proteggere il proprio bilancio familiare da eventuali aumenti della rata, soprattutto se si prevede di mantenere il mutuo per un periodo lungo e il proprio budget mensile è calcolato con margini ristretti.

È la soluzione che privilegia la certezza matematica rispetto alla possibilità di un risparmio, pagando in un certo senso un “premio” per questa protezione, secondo un principio confermato anche dalle analisi di Banca d’Italia: in media, il tasso fisso costa più del variabile nel tempo, proprio perché incorpora il prezzo della copertura dal rischio di tasso.

Il tasso variabile può convenire a chi dispone di una maggiore flessibilità finanziaria, con un reddito mensile ampiamente superiore rispetto alla rata richiesta, e a chi prevede di estinguere il mutuo in un periodo relativamente breve o è disposto ad accettare la possibilità che la rata aumenti nei prossimi anni.

È una scelta che comporta, in un certo senso, una scommessa sull’andamento futuro dei tassi: chi la sceglie deve essere consapevole che nel biennio 2022-2023, in una fase di rialzi decisi della BCE, molte rate a tasso variabile sono aumentate di alcune centinaia di euro al mese, un incremento che ha creato serie difficoltà a chi non aveva margine di bilancio sufficiente per assorbirlo.

Prima di firmare, in ogni caso, è sempre consigliabile simulare la propria rata anche in uno scenario di Euribor più alto rispetto a quello attuale, verificando di poter sostenere l’importo anche in caso di ulteriori rialzi, invece di basare la propria scelta solo sulla condizione più favorevole del momento della firma.

Le soluzioni intermedie

Oltre al fisso e al variabile puro, il mercato offre anche soluzioni intermedie che possono aiutare chi non si sente pienamente a proprio agio con nessuna delle due opzioni estreme. Il tasso variabile con CAP prevede un tetto massimo oltre il quale il tasso non può salire, offrendo una protezione parziale dal rischio di aumenti eccessivi della rata, a fronte di un costo iniziale leggermente superiore rispetto a un variabile puro. Il tasso misto permette invece di passare da fisso a variabile (o viceversa) a determinate scadenze prestabilite nel contratto, secondo condizioni che vanno verificate con attenzione caso per caso.

Domande frequenti

Qual è la differenza principale tra tasso fisso e variabile? Il tasso fisso mantiene la rata identica per tutta la durata del mutuo, mentre il tasso variabile segue l’andamento dell’Euribor e può quindi aumentare o diminuire nel tempo.

Perché nel 2026 il variabile è diventato meno vantaggioso rispetto ai mesi precedenti? Perché la BCE ha alzato i tassi di riferimento l’11 giugno 2026 per la prima volta dopo circa tre anni, facendo risalire l’Euribor e riducendo il vantaggio iniziale del tasso variabile rispetto al fisso.

Di quanto può aumentare la rata di un mutuo a tasso variabile? Non esiste un limite fisso: la rata segue l’Euribor, e nel biennio 2022-2023 molte rate sono aumentate di alcune centinaia di euro al mese durante la fase di rialzi della BCE.

Cos’è il tasso variabile con CAP? È una soluzione intermedia che prevede un tetto massimo oltre il quale il tasso variabile non può salire, offrendo una protezione parziale dal rischio di rialzi eccessivi.

Conviene aspettare prima di firmare un mutuo, sperando in tassi più bassi? Non c’è una risposta univoca: le previsioni indicano un Euribor in salita fino al 2027, quindi aspettare non garantisce automaticamente condizioni migliori. Conviene valutare la propria situazione attuale più che scommettere sull’andamento futuro dei tassi.

Conclusione

La scelta tra tasso fisso e variabile nel 2026 si gioca su un margine più sottile rispetto al passato recente, dopo il ritorno ai rialzi della BCE nel corso dell’estate. Più che inseguire il tasso più basso del momento, conviene ragionare sul proprio profilo di stabilità reddituale, sulla durata prevista del mutuo e sulla propria reale capacità di sostenere un eventuale aumento della rata, richiedendo sempre preventivi personalizzati a più istituti prima di firmare.

Per approfondire gli altri aspetti della scelta del mutuo, dalla documentazione necessaria alle agevolazioni disponibili, la guida completa al mutuo casa 2026 raccoglie tutte le informazioni utili in un unico punto di riferimento.

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