I contributi previdenziali rappresentano, per chi ha una partita IVA, una delle voci di costo più significative e, al tempo stesso, una delle meno comprese nella fase iniziale dell’attività. A differenza dell’imposta sul reddito, che si paga solo se e quando l’attività genera un utile, i contributi INPS possono essere dovuti anche con un reddito molto basso, a seconda della gestione a cui si è iscritti.
Questa guida spiega come funzionano le due principali gestioni previdenziali per le partite IVA italiane, con le aliquote e i valori aggiornati al 2026. Per un quadro più ampio sulla partita IVA, la guida completa alla partita IVA 2026 approfondisce anche gli altri aspetti collegati.
Le due gestioni previdenziali principali
Chi apre una partita IVA in Italia viene inquadrato in una gestione previdenziale INPS diversa in base al tipo di attività svolta. I professionisti senza una cassa di categoria specifica — consulenti, formatori, e in generale chi svolge attività di lavoro autonomo non coperta da un ordine professionale con cassa propria — si iscrivono alla Gestione Separata INPS.
Artigiani e commercianti, invece, si iscrivono alle rispettive gestioni speciali dell’INPS, con un funzionamento contributivo strutturalmente diverso rispetto alla Gestione Separata. Chi è iscritto a un albo professionale con una cassa autonoma (avvocati, ingegneri, medici, commercialisti) versa invece i propri contributi a quella cassa specifica, con regole indipendenti da quelle INPS trattate in questa guida.
Come funziona la Gestione Separata
La Gestione Separata INPS è stata costituita a partire dal 1996 per estendere l’assicurazione obbligatoria anche a soggetti non coperti da altre forme previdenziali: professionisti senza cassa, collaboratori coordinati e continuativi, amministratori di società, venditori a domicilio con reddito superiore a una determinata soglia, e altre figure specifiche individuate dalla normativa.
La caratteristica principale di questa gestione è che i contributi sono calcolati interamente in percentuale sul reddito effettivo, senza un contributo fisso minimo da versare comunque, a differenza di quanto avviene per artigiani e commercianti.
Per il 2026, le aliquote applicate variano in base alla posizione specifica del contribuente: chi è pensionato o già iscritto a un’altra gestione previdenziale obbligatoria applica un’aliquota del 24%, mentre chi non è pensionato, non è iscritto ad altra gestione previdenziale ed è titolare di partita IVA applica un’aliquota del 26,07%. Per i collaboratori non titolari di partita IVA con diritto alla DIS-COLL, l’aliquota indicativa sale ulteriormente, riflettendo la maggiore copertura assicurativa concessa a questa categoria.
Per il 2026, il reddito minimale di riferimento nella Gestione Separata è pari a 18.808 euro: non si tratta di un contributo minimo da versare comunque, ma di una soglia sotto la quale l’accredito dell’anzianità contributiva viene proporzionalmente ridotto. Il massimale di reddito imponibile, oltre il quale non si versano ulteriori contributi, è invece fissato a 122.295 euro: sulla parte di reddito eccedente questa soglia non è dovuto alcun contributo previdenziale.
Come funziona la gestione Artigiani e Commercianti
Le gestioni speciali di Artigiani e Commercianti funzionano secondo una logica diversa rispetto alla Gestione Separata. La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 ha confermato per il 2026 le aliquote pensionistiche IVS al 24% per gli artigiani e al 24,48% per i commercianti, quest’ultima comprensiva di un’aliquota aggiuntiva destinata al finanziamento dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale. A questa si aggiunge, per entrambe le categorie, un contributo per maternità pari a 0,62 euro mensili.
La particolarità di queste gestioni è l’esistenza di un reddito minimale annuo, fissato per il 2026 a 18.808 euro per effetto della rivalutazione ISTAT, sul quale sono dovuti i contributi fissi anche in assenza di un reddito effettivo pari a questa cifra. In altre parole, chi è iscritto a queste gestioni deve versare comunque i contributi calcolati sul minimale, anche con un reddito d’impresa inferiore o pari a zero, un aspetto che rappresenta un costo fisso da considerare con attenzione, specialmente nella fase di avvio dell’attività quando i ricavi sono ancora limitati.
I contributi calcolati sul minimale coprono la quota IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) fino al raggiungimento di questa soglia di reddito. Per la parte di reddito d’impresa che eccede il minimale, e fino al limite della prima fascia di reddito pensionabile (pari a 56.224 euro per il 2026), si applicano le aliquote ordinarie già indicate. Per i redditi che superano questa soglia, si applica un incremento dell’aliquota pari a un punto percentuale aggiuntivo, un meccanismo che rende il sistema leggermente progressivo anche all’interno di queste gestioni a base fissa.
Le agevolazioni per chi opera in regime forfettario
Chi opera in regime forfettario ed è iscritto alle gestioni Artigiani o Commercianti può beneficiare di una riduzione contributiva del 35% sui contributi dovuti, un’agevolazione prevista dalla stessa legge che ha introdotto il regime forfettario e che resta valida fino a revoca esplicita da parte del contribuente o fino al momento dell’uscita dal regime agevolato per superamento dei limiti di ricavi previsti. Per beneficiarne è necessario inviare un’apposita comunicazione all’INPS entro la scadenza del 28 febbraio dell’anno per il quale si intende ottenere la riduzione.
Un’agevolazione distinta, più generosa ma limitata nel tempo, riguarda chi si iscrive per la prima volta a una gestione previdenziale in un determinato periodo: in questi casi è prevista una riduzione contributiva del 50%, applicabile per una durata di 36 mesi consecutivi, al termine dei quali il contribuente può eventualmente tornare a beneficiare della riduzione ordinaria del 35%, se in possesso dei requisiti del regime forfettario.
Questa distinzione è importante: la riduzione del 50% è una misura una tantum legata al primo avvio dell’attività, mentre quella del 35% è legata semplicemente al possesso dei requisiti del regime forfettario, senza limiti temporali diversi da quelli dello stesso regime.
Quale gestione conviene: Gestione Separata o Artigiani/Commercianti
Non esiste una risposta univoca su quale sistema previdenziale sia più conveniente, perché l’inquadramento dipende in primo luogo dal tipo di attività svolta e dal relativo codice ATECO, non da una scelta libera del contribuente.
Detto questo, dal punto di vista puramente economico, con redditi molto contenuti (inferiori a circa 20.000 euro annui) la Gestione Separata può risultare più conveniente proprio per l’assenza di un contributo minimo fisso da versare comunque, mentre per redditi medi, tra i 30.000 e i 70.000 euro, la gestione Artigiani/Commercianti presenta generalmente un’aliquota complessiva più contenuta rispetto a quella applicata nella Gestione Separata per chi è titolare di partita IVA senza altra copertura previdenziale.
Come e quando si versano i contributi
I contributi delle gestioni Artigiani e Commercianti si versano tramite modello F24 in quattro rate trimestrali con scadenze fisse nel corso dell’anno, calcolate sul minimale per la parte fissa e con un conguaglio successivo, in sede di dichiarazione dei redditi, per la parte variabile calcolata sul reddito effettivo eccedente il minimale.
I contributi della Gestione Separata, invece, seguono generalmente le stesse scadenze previste per i versamenti delle imposte sui redditi, essendo calcolati direttamente in dichiarazione sulla base del reddito effettivamente dichiarato per l’anno di riferimento.
Domande frequenti
Devo pagare contributi INPS anche se non ho ancora guadagnato nulla? Se sei iscritto alle gestioni Artigiani o Commercianti sì, perché è previsto un contributo fisso calcolato sul reddito minimale, dovuto indipendentemente dal reddito effettivo. Nella Gestione Separata, invece, i contributi sono calcolati solo sul reddito effettivamente conseguito.
Qual è il reddito minimale per artigiani e commercianti nel 2026? 18.808 euro annui, sul quale sono dovuti i contributi fissi anche con reddito d’impresa inferiore o pari a zero.
Come funziona la riduzione del 35% per i forfettari? Si applica ai contribuenti in regime forfettario iscritti alle gestioni Artigiani o Commercianti, previa comunicazione all’INPS entro il 28 febbraio, e resta valida fino a revoca o fino all’uscita dal regime forfettario.
Qual è il massimale di reddito nella Gestione Separata nel 2026? 122.295 euro: sulla parte di reddito che eccede questa soglia non sono dovuti ulteriori contributi previdenziali.
Posso scegliere liberamente tra Gestione Separata e Artigiani/Commercianti? No, l’inquadramento dipende dal tipo di attività svolta e dal relativo codice ATECO, non da una scelta libera del contribuente.
Conclusione
I contributi INPS rappresentano una voce di costo che ogni titolare di partita IVA deve pianificare fin dal primo giorno di attività, con dinamiche molto diverse tra la Gestione Separata, priva di un minimo fisso, e le gestioni Artigiani e Commercianti, che prevedono invece contributi dovuti anche in assenza di reddito effettivo.
Conoscere in anticipo a quale gestione si verrà iscritti, in base al proprio codice ATECO, permette di pianificare con maggiore realismo il budget del primo anno di attività. Per completare il quadro sulla scelta del regime fiscale e sugli altri adempimenti, la guida completa alla partita IVA 2026 raccoglie tutti gli altri aspetti da conoscere.
