Perdere il lavoro senza volerlo è una delle situazioni più delicate da affrontare dal punto di vista economico, e sapere esattamente a cosa si ha diritto e come muoversi nei tempi corretti fa una differenza concreta sulla stabilità dei mesi successivi.
La NASpI, la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, resta nel 2026 il principale ammortizzatore sociale per i lavoratori dipendenti che perdono involontariamente l’occupazione. Questa guida raccoglie i requisiti aggiornati, il calcolo dell’importo, la durata e i passaggi pratici per presentare la domanda senza perdere giorni di indennità.
Chi ha diritto alla NASpI nel 2026
La NASpI spetta ai lavoratori dipendenti del settore privato che perdono involontariamente il lavoro, inclusi apprendisti, soci lavoratori di cooperative e dipendenti con contratto a tempo determinato. Sono invece esclusi i lavoratori agricoli a tempo determinato, per i quali esiste una specifica indennità di disoccupazione agricola, i dipendenti pubblici a tempo indeterminato, e chi ha già raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.
Per ottenere la prestazione occorre soddisfare contemporaneamente tre condizioni. La prima è lo stato di disoccupazione involontaria: rientrano in questa categoria il licenziamento, la scadenza di un contratto a termine non rinnovato, la risoluzione consensuale del rapporto avvenuta in sede protetta (ad esempio presso l’Ispettorato del Lavoro), e le dimissioni per giusta causa, così come quelle presentate nel periodo tutelato di maternità o paternità.
La seconda condizione riguarda il requisito contributivo: sono necessarie almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro. La terza condizione richiede almeno 30 giornate di lavoro effettivo, sempre nei quattro anni precedenti, indipendentemente dal minimale contributivo.
Un punto che richiede particolare attenzione riguarda le dimissioni volontarie. Dal 2025 è stata introdotta una regola più restrittiva per chi ha lasciato volontariamente un precedente rapporto di lavoro a tempo indeterminato nei 12 mesi precedenti la nuova disoccupazione: in questi casi, il requisito delle 13 settimane di contribuzione deve essere soddisfatto in un periodo molto più ristretto rispetto alla regola generale.
È una condizione che può decidere, da sola, se la NASpI spetta oppure no, e va sempre verificata con attenzione prima di presentare la domanda, soprattutto per chi ha avuto un percorso lavorativo con più cambi di occupazione nell’ultimo anno.
Come si calcola l’importo della NASpI
Gli importi di riferimento per il 2026 sono stati fissati dalla Circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026, che ha stabilito in 1.456,72 euro la retribuzione mensile di riferimento per il calcolo della prestazione e in 1.584,70 euro lordi il massimale mensile dell’indennità, aggiornato in base all’indice ISTAT. Questi limiti non possono essere superati indipendentemente dall’importo teorico calcolato sulla base della retribuzione percepita durante il rapporto di lavoro cessato.
L’importo è lordo e soggetto alle normali trattenute IRPEF, come un qualsiasi reddito da lavoro dipendente: il netto effettivamente accreditato sul proprio IBAN risulta quindi inferiore di circa il 20-25% rispetto al lordo, con una variazione che dipende dalla propria situazione fiscale personale e dalle detrazioni applicate dall’INPS, che agisce in questo caso come sostituto d’imposta.
Un meccanismo importante da conoscere è il cosiddetto decalage: a partire da un certo punto della fruizione, l’importo della NASpI si riduce automaticamente del 3% ogni mese. Per chi ha meno di 55 anni al momento della domanda, questa riduzione parte dal sesto mese di fruizione (181° giorno); per chi ha 55 anni o più, la riduzione parte invece dall’ottavo mese (241° giorno). Il meccanismo è pensato per incentivare la ricerca attiva di una nuova occupazione: più tempo si resta a percepire la prestazione, minore diventa progressivamente l’importo mensile ricevuto.
Quanto dura la NASpI
La durata della prestazione è pari alla metà delle settimane di contribuzione maturate negli ultimi quattro anni, fino a un limite massimo di 24 mesi, corrispondenti a 104 settimane. In pratica, chi ha accumulato almeno quattro anni di contribuzione continuativa (208 settimane o più) ha diritto alla durata massima prevista dalla normativa.
Un dettaglio da conoscere riguarda chi ha già percepito una precedente NASpI negli ultimi quattro anni: le settimane già utilizzate per quella prestazione non vengono contate due volte, ma vengono sottratte dal calcolo della nuova indennità, per evitare che lo stesso periodo contributivo generi diritto a una doppia prestazione.
Come e quando presentare domanda
La domanda di NASpI si presenta esclusivamente in via telematica all’INPS, tramite il portale dell’Istituto, un patronato o un CAF abilitato. Il termine per la presentazione è di 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro: un termine perentorio, superato il quale il diritto alla prestazione si perde definitivamente, senza possibilità di recupero.
La decorrenza della prestazione dipende dal momento in cui viene presentata la domanda. Se la domanda viene presentata entro gli 8 giorni successivi alla cessazione del rapporto, la NASpI decorre dall’ottavo giorno successivo alla cessazione stessa.
Se invece la domanda viene presentata dopo questo termine iniziale, la prestazione decorre dal giorno successivo alla presentazione della domanda, con la conseguente perdita dei giorni di indennità relativi al periodo intercorso tra la cessazione e la presentazione della domanda stessa. È quindi sempre consigliabile muoversi il prima possibile, senza aspettare la scadenza dei 68 giorni.
Un’eccezione a questo calcolo riguarda i casi di malattia o infortunio verificatisi nei primi 8 giorni successivi alla cessazione: in questa circostanza, il termine dei 68 giorni resta sospeso e riprende a decorrere solo al termine dell’evento sanitario, evitando che chi si trova impossibilitato ad agire per motivi di salute perda parte del proprio diritto.
Dopo la presentazione della domanda, che vale anche come Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID), è necessario attivarsi entro 15 giorni con il Centro per l’Impiego per sottoscrivere il Patto di Servizio personalizzato, il documento che formalizza il percorso di politica attiva del lavoro concordato con l’operatore.
Cosa succede se si inizia una nuova attività durante la NASpI
Chi percepisce la NASpI e inizia un’attività di lavoro autonomo, avvia una partita IVA o aderisce a una cooperativa deve comunicare all’INPS il reddito annuo stimato entro un mese dall’inizio dell’attività, utilizzando il modello NASpI-COM. Se il reddito stimato resta sotto la soglia di 5.500 euro, la prestazione viene ridotta proporzionalmente, ma non cessa del tutto; se il reddito stimato supera questa soglia, la NASpI cessa integralmente.
Per il lavoro subordinato, la soglia di riferimento sale a 8.500 euro, superata la quale scatta comunque l’obbligo di comunicazione e la possibile perdita della prestazione.
Chi invece percepisce la NASpI e desidera avviare direttamente un’attività autonoma, un’impresa individuale o aderire a una cooperativa può richiedere la liquidazione anticipata dell’intero importo residuo della prestazione, in un’unica soluzione, invece di continuare a percepirla mensilmente.
Per le nuove domande, l’anticipazione viene erogata in due tranche: una prima quota pari al 70% dell’importo complessivo dovuto, liquidata nella fase iniziale, e il restante 30%, corrisposto dopo le verifiche previste dall’INPS, al termine del periodo teorico della NASpI e comunque non oltre sei mesi dalla domanda di anticipazione.
Domande frequenti
Quali sono i requisiti minimi per ottenere la NASpI nel 2026? Almeno 13 settimane di contribuzione e 30 giornate di lavoro effettivo negli ultimi quattro anni, oltre allo stato di disoccupazione involontaria.
Qual è l’importo massimo della NASpI nel 2026? Il massimale lordo mensile è di 1.584,70 euro, secondo la Circolare INPS n. 4/2026, con un importo netto effettivo inferiore per effetto delle trattenute IRPEF.
Entro quanto tempo bisogna presentare la domanda? Entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Superato questo termine, il diritto alla prestazione si perde definitivamente.
La NASpI si riduce con il tempo? Sì, si riduce del 3% al mese a partire dal sesto mese di fruizione per chi ha meno di 55 anni, e dall’ottavo mese per chi ha 55 anni o più.
Posso lavorare mentre percepisco la NASpI? Sì, entro determinati limiti di reddito: 5.500 euro annui per il lavoro autonomo e 8.500 euro per il lavoro subordinato, superati i quali la prestazione si riduce o cessa, con obbligo di comunicazione all’INPS entro 30 giorni.
Conclusione
La NASpI resta uno strumento di sostegno importante per chi perde involontariamente il lavoro, ma il suo effettivo utilizzo dipende dal rispetto scrupoloso delle scadenze e delle regole di calcolo: presentare la domanda il prima possibile dopo la cessazione, verificare con attenzione il requisito delle 13 settimane in caso di precedenti dimissioni volontarie, e comunicare tempestivamente all’INPS l’eventuale inizio di una nuova attività sono i passaggi che permettono di ottenere quanto effettivamente dovuto senza perdere giorni di indennità o incorrere in contestazioni successive.
