Regime forfettario 2026: requisiti, aliquote e limiti di fatturato

Con oltre due milioni di partite IVA che lo adottano, il regime forfettario si confirma anche nel 2026 la scelta fiscale più diffusa tra freelance, professionisti, artigiani e piccoli imprenditori italiani. La Legge di Bilancio 2026 ha confermato l’impianto del regime senza stravolgimenti, ma con alcune precisazioni importanti per chi lavora anche come dipendente o percepisce una pensione.

Questa guida raccoglie requisiti, aliquote e limiti aggiornati. Per un quadro più ampio su tutti gli aspetti della partita IVA, la guida completa alla partita IVA 2026 approfondisce anche gli altri temi collegati.

Cos’è il regime forfettario e chi può accedervi

Il regime forfettario è il regime fiscale naturale applicato alle persone fisiche titolari di partita IVA che esercitano attività d’impresa, arte o professione in forma individuale, comprese le imprese familiari, e che non superano un determinato limite di ricavi o compensi. Si tratta di un regime agevolato che prevede diverse semplificazioni in materia di adempimenti e di IVA, oltre a una tassazione sostitutiva particolarmente contenuta rispetto alle aliquote IRPEF ordinarie.

Il requisito principale per l’accesso, verificato sulla base dei dati dell’anno precedente, riguarda il tetto massimo di ricavi o compensi: 85.000 euro annui, confermato dalla Legge di Bilancio 2026 all’articolo 1, comma 27. Se nel 2025 si sono incassati meno di 85.000 euro, è possibile accedere o restare nel regime forfettario per il 2026.

Per le attività avviate in corso d’anno, questo limite viene riproporzionato ai giorni di effettiva operatività: chi apre partita IVA, ad esempio, il 1° luglio 2026, avrà per quell’anno un limite ridotto a circa 42.808 euro, calcolato dividendo 85.000 per 365 giorni e moltiplicando per i giorni di attività effettiva rimanenti nell’anno.

Le altre condizioni di accesso

Oltre al limite di ricavi, esistono altri requisiti da rispettare contemporaneamente. Le spese sostenute per lavoro dipendente, collaboratori e lavoro accessorio non devono superare i 20.000 euro annui lordi complessivi, un limite nel cui calcolo rientrano anche gli utili eventualmente erogati agli associati in partecipazione con apporto di solo lavoro.

Non è inoltre possibile accedere al regime forfettario per chi si avvale di regimi speciali ai fini IVA, per chi non è residente in Italia (salvo i residenti in un Paese UE o SEE che producono almeno il 75% del proprio reddito complessivo in Italia), e per chi partecipa contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o SRL considerate trasparenti ai fini fiscali.

La novità per dipendenti e pensionati

Una delle novità più rilevanti confermate dalla Legge di Bilancio 2026 riguarda la soglia di reddito da lavoro dipendente o da pensione che non pregiudica l’accesso al regime forfettario. Per gli anni 2025 e 2026, questo limite è stato incrementato a 35.000 euro: chi nel 2025 ha percepito redditi da lavoro dipendente o da pensione fino a questa soglia può comunque accedere al regime forfettario per la propria attività autonoma nel 2026. Fanno eccezione i rapporti di lavoro dipendente cessati nel corso dell’anno precedente, per i quali si applicano regole di verifica specifiche.

Questa apertura ha ampliato in modo significativo la platea di potenziali beneficiari del regime, permettendo a un numero crescente di lavoratori dipendenti e pensionati di avviare un’attività autonoma in parallelo, beneficiando della tassazione agevolata anche su questo secondo flusso di reddito.

Le aliquote applicate: 15% o 5%

In luogo delle aliquote IRPEF ordinarie, articolate su più scaglioni progressivi, il regime forfettario prevede un’unica imposta sostitutiva, che sostituisce contemporaneamente IRPEF, addizionali regionali e comunali e, nei casi previsti, anche l’IRAP.

L’aliquota ordinaria di questa imposta sostitutiva è pari al 15%, ma scende al 5% per i primi cinque anni di attività, a condizione che si tratti di una nuova attività e che siano rispettati specifici requisiti previsti dalla normativa, come non aver svolto negli ultimi tre anni un’attività analoga e non rappresentare la mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta come lavoro dipendente o autonomo.

Il calcolo dell’imposta non si applica sull’intero fatturato incassato, ma su una quota di esso determinata applicando un coefficiente di redditività specifico, stabilito dalla legge in base al codice ATECO dell’attività svolta.

La parte di fatturato che eccede questa quota imponibile viene considerata forfettariamente come costo, senza necessità di documentare le spese effettivamente sostenute: è proprio questo meccanismo che rende il regime particolarmente semplice dal punto di vista degli adempimenti, ma anche potenzialmente meno conveniente per chi sostiene spese reali molto elevate rispetto al coefficiente forfettario previsto per la propria attività.

Il vantaggio contributivo: la riduzione del 35%

Oltre al vantaggio fiscale, il regime forfettario offre anche un beneficio sul fronte dei contributi previdenziali per chi è iscritto alle Gestioni INPS di Artigiani e Commercianti: una riduzione del 35% dei contributi dovuti, applicabile previo invio di un’apposita comunicazione all’INPS entro la scadenza del 28 febbraio dell’anno per il quale si intende beneficiarne. Questa riduzione resta valida fino a revoca esplicita da parte del contribuente o fino al momento in cui si esce dal regime forfettario per superamento dei limiti previsti.

Un’agevolazione distinta, e più generosa ma limitata nel tempo, riguarda chi si iscrive per la prima volta a una gestione previdenziale nel periodo 2025: in questo caso è prevista una riduzione del 50% dei contributi dovuti, applicabile per 36 mesi consecutivi, al termine dei quali il contribuente può eventualmente tornare a beneficiare della riduzione ordinaria del 35%, se ancora in possesso dei requisiti del regime forfettario.

Cosa succede se si supera il limite di ricavi

Il superamento della soglia di 85.000 euro non comporta sempre l’uscita immediata dal regime. Se nel corso dell’anno i ricavi o compensi superano gli 85.000 euro ma restano al di sotto dei 100.000 euro, l’uscita dal regime forfettario viene differita all’anno successivo: nell’esempio del 2026, chi supera la prima soglia ma resta sotto i 100.000 euro continuerà ad applicare il forfettario per tutto il 2026, passando al regime ordinario o semplificato solo dal 2027.

Se invece i ricavi superano complessivamente i 100.000 euro nel corso dell’anno, l’uscita dal regime forfettario è immediata, con l’obbligo di applicare l’IVA e il regime fiscale ordinario a partire dall’operazione che ha determinato il superamento di questa seconda soglia, incluse le fatture emesse successivamente nello stesso anno.

È proprio per questo motivo che monitorare il proprio fatturato in tempo reale, senza aspettare la fine dell’anno per fare i conti, diventa un’abitudine fondamentale per chi opera in regime forfettario e si avvicina a queste soglie.

Domande frequenti

Il limite di 85.000 euro è confermato per il 2026? Sì, la Legge di Bilancio 2026 conferma il tetto dei ricavi a 85.000 euro senza modifiche rispetto agli anni precedenti.

Un dipendente può aprire una partita IVA forfettaria nel 2026? Sì, a condizione che il reddito da lavoro dipendente o da pensione percepito nel 2025 non superi i 35.000 euro, soglia confermata anche per il 2026.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro di ricavi nel 2026? Se resti sotto i 100.000 euro, esci dal regime forfettario solo dal 2027. Se superi i 100.000 euro, l’uscita è immediata, con applicazione dell’IVA dall’operazione che ha causato il superamento.

Posso dedurre le spese sostenute nel regime forfettario? No, salvo i contributi previdenziali obbligatori versati, che restano deducibili dal reddito imponibile anche in questo regime.

Quanto dura l’aliquota agevolata al 5%? Si applica per i primi cinque anni di attività, a condizione che si tratti di una nuova attività e che siano rispettati i requisiti specifici previsti dalla normativa per l’accesso a questa aliquota ridotta.

Conclusione

Il regime forfettario 2026 mantiene la propria struttura di fondo, con il limite di 85.000 euro confermato e la novità, sempre più consolidata, che permette anche a dipendenti e pensionati con reddito fino a 35.000 euro di accedervi per una propria attività autonoma parallela.

Monitorare con attenzione il proprio fatturato nel corso dell’anno, per non superare inconsapevolmente le soglie previste, resta la buona pratica più importante per chi opera in questo regime. Per completare il quadro su apertura, contributi e fatturazione elettronica, la guida completa alla partita IVA 2026 raccoglie tutti gli altri aspetti da conoscere.

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